• 14 Ottobre 2016
  • 2016 Alce Nero biologico presidente risposta

La nostra risposta. Il nostro biologico.

Lucio Cavazzoni in un'intervista a LifeGate

Dopo le polemiche di questi giorni, che hanno per protagonista il biologico, alcuni di voi ci hanno chiesto quale fosse la nostra posizione. Ieri eravamo nei campi di ulivi dei nostri soci agricoltori in Puglia, abbiamo deciso di rispondervi da lì.

Il Presidente Lucio Cavazzoni in un’intervista a LifeGate. Prima parte.

Intervista a LifeGate. Seconda Parte.

Intervista a LifeGate. Terza Parte.

Condividiamo con voi anche la risposta del nostro Amministratore Delegato Massimo Monti:

“Con riferimento alla puntata della trasmissione di Rai 3 “Report” dello scorso 10 ottobre, di seguito vorremmo condividere alcune nostre precisazioni in merito.

Per prima cosa è doverosa una precisazione: la nostra azienda ed il nostro marchio sono stati citati (la registrazione del programma è presente sul web ) esclusivamente in quando certificati da uno degli enti di certificazione biologica (CCPB) “attaccati” da Report, e non con riferimento alle tante frodi di cui si è parlato. E’ quindi in merito al nostro coinvolgimento nella trasmissione in oggetto, ovvero al nostro rapporto con il CCPB, che di seguito ci teniamo a dettagliare i motivi per i quali riteniamo l’attacco portato al nostro certificatore – quindi a noi – quantomeno superficiale, parziale e nella sostanza ingiusto.

Il sistema normativo (la legge – Europea – vigente) che regolamenta la produzione e commercializzazione dei prodotti biologici prevede che i certificatori, dell’intera filiera, siano privati e non pubblici. Alla pubblica amministrazione spetta il compito di vigilanza e controllo, non di certificazione, che è appunto demandato ad Enti privati (Organi di Certificazione, per brevità OdC). Oggi in Italia gli OdC autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole sono 14.

Per produrre, trasformare e vendere prodotto biologico è quindi necessario essere certificati da uno di questi OdC.

Il sistema di certificazione prevede:

  • che ogni attore del mercato (azienda agricola, di trasformazione o di distribuzione che sia) debba – per poter definire biologico il prodotto che vende – farsi certificare da uno (ed un solo) degli O.d.C. autorizzati dal Ministero
  • che la scelta dell’OdC spetti all’Azienda
  • che i relativi costi di certificazione vengano pagati direttamente dall’Azienda certificata all’O.d.c. scelto.

Per quanto ci riguarda abbiamo scelto una realtà, il CCPB, tra le più importanti del settore (per dimensioni, per esperienza e per serietà). Un OdC con il quale lavoriamo da più di 30 anni e non solo limitatamente all’attività di controllo prevista della leggi vigenti, ma anche per integrare procedure, controlli e assistenza agli agricoltori che vadano oltre il rispetto dei requisiti del regolamento. Della creazione del CCPB (nel lontano 1984) siamo stati, assieme ad altre aziende, promotori e fondatori, in un tempo in cui ancora non esistevano sistemi di controllo e garanzia, di nessun genere; lo facemmo proprio perché ritenevamo necessario e fondamentale, per il futuro del biologico, un supporto normativo e di controllo per quanto possibile oggettivo e condiviso. Le prime regole a livello europeo risalgono infatti agli inizi degli anni ‘90.

Oggi – pur ben consapevoli delle debolezze del sistema – rimaniamo convinti della nostra scelta e siamo sicuri che chi ci certifica lo faccia nella maniera più seria, oggettiva ed indipendente possibile, sia rispetto alle attività agricole, sia alle attività di controllo dei processi di lavorazione.

Il nostro ruolo all’interno del Consorzio il Biologico Soc. Coop., di cui siamo ancora Soci e che possiede la maggioranza della società CCPB S.r.l (alla quale oggi è interamente demandata l’attività di certificazione) si “limita” al perseguimento della missione del consorzio stesso: contribuire allo sviluppo delle pratiche e dei valori del cibo biologico, in Italia e nel mondo.

A tale proposito vale la pena evidenziare come i Soci del Consorzio il Biologico (che non necessariamente debbono essere certificati dal CCPB) siano alcune centinaia aziende: grandi e piccole, agricole, di trasformazione e di distribuzione; aziende spesso concorrenti tra loro sugli stessi mercati (per il dettaglio basta andare sul sito).

Noi riteniamo che una proprietà con queste caratteristiche di pluralità e di eterogeneità si presti, perlomeno, a fornire le medesime garanzie di correttezza ed imparzialità degli OdC posseduti da pochi imprenditori per i quali l’attività di certificazione è attività principale. In estrema sintesi: la certificazione per chi vuole definire biologico il proprio prodotto è un obbligo di legge. La legge prevede che sia il soggetto certificato a pagare il certificatore; questa, certo, è una potenziale debolezza; ma la verità è che ad oggi non si sono trovate alternative credibili e praticabili (in Italia, in Europa e nel mondo). Del resto quasi tutte le certificazioni esistenti, di altro genere (dei bilanci, di qualità, di sostenibilità) sono implementate da società private pagate dagli stessi controllati/certificati.

Dovendo quindi scegliere tra un OdC privato ed un OdC controllato da una struttura consortile (come è il Consorzio Il Biologico, che controlla il CCPB), del quale siamo sì proprietari, ma in maniera paritetica e condivisa con altre 160 aziende (anche nostre concorrenti) con forza sosteniamo e continueremo a sostenere che la nostra scelta è la più corretta e solida possibile, anche rispetto a valutazioni puramente deontologiche. Tutto questo a prescindere dal fatto che l’imparzialità e l’indipendenza decisionale del CCPB per quanto riguarda l’attività di certificazione è monitorata, confermata e garantita dagli enti pubblici preposti.

Questo per quanto riguarda l’ultima puntata di Report, nella quale siamo stati citati esclusivamente in quanto certificati dal CCPB. Fatte quindi queste precisazioni, che speriamo possano contribuire a fare chiarezza, vorremmo sottolineare la sostanza, ovvero tutto il nostro impegno e tutta la nostra determinazione per fare un Biologico Vero, ogni giorno, in ogni ettaro di terra strappato alla chimica e negli stabilimenti dei nostri Soci. Questo al di là dei certificati e delle certificazioni. Alce Nero è una società che include nella sua proprietà oltre mille agricoltori che coltivano biologico da tanti anni, alcuni da più di quaranta, molti comunque da prima che il concetto di “certificazione” venisse formalizzato e praticato. Questa è una delle caratteristiche distintive e fondamentali della nostra azienda: gli agricoltori e i trasformatori (mulini, pastifici, frantoi,…) sono soci dell’impresa, non solamente “fornitori”. Ciò implica avere rapporti quotidiani con loro, costruire assieme percorsi di sviluppo, visitare i loro campi e le loro fabbriche, decidere insieme le varietà da coltivare e le caratteristiche dei prodotti, investire assieme in ricerca, in comunicazione, in internazionalizzazione. I nostri Soci produttori sono i proprietari dell’Azienda e del Marchio; ognuno di essi è responsabile della correttezza e della qualità del proprio operato sia verso gli altri Soci, sia verso gli utilizzatori finali. Parliamo di agricoltori e di Aziende che sul cibo che proponiamo, oltre al marchio che condividono, ci mettono nome, faccia e reputazione. Questo per noi vale molto di più di ogni certificato, per quanto serio possa essere.

Fare biologico è più difficile, usare la chimica è più facile. Frodare agricoltori e trasformatori che scelgono questo modello è ancora più grave. Capiamo benissimo il vostro dissenso e la sfiducia che si genera alla conoscenza di questi fatti. E possiamo dire di sentirci accanto a voi in questo disappunto, perché pur consapevoli di non essere perfetti (e ci mancherebbe) sono tanti anni che lavoriamo duramente per fare cose buone e vere, per cui ci sentiamo a nostra volta danneggiati.”

 

 

 

to top